lunedì 4 maggio 2015

SONO UN MIGRANTE



                     Racconto la mia storia
                                       di Sarah

      Mi chiamo Isamir e ho 16 anni. Insieme ad altri 250 migranti sono fuggito dalla Somalia: ormai li non avevo più una vita, ero schiavizzato da tutti, non avevo più amici, la mia famiglia stava male economicamente e non mi poteva mantenere. Così questo mese ho preso la decisione fatale: unirmi alle migliaia di persone che intraprendono i viaggi della speranza per cercare di "ricucire" la propria vita e costruirsi un futuro migliore.
      Quella mattina è stata tragica: appena alzato non avevo comunicato a nessuno la mia decisione così in silenzio sono andato a prepararmi la borsa per metterci i miei pochi vestiti e i miei oggetti più cari. Con me non poteva assolutamente mancare il mio ciondolo, il ciondolo dorato che mi aveva regalato mia mamma la prima volta che ero andato a scuola all'età di sei anni: me l'aveva donato dicendomi di stringerlo sempre quando mi sentivo solo, quando ero lontano da lei e mi mancava, quando avevo bisogno di aiuto, quando mi trovavo in difficoltà, così da allora quel portafortuna era sempre stato con me, nel bene e nel male. Devo dire che una parte di me era felice di partire, un'altra no: avevo paura del mondo, come sarebbe stato? Gli Italiani mi avrebbero disprezzato perché venivo dalla Somalia e non ero un loro conterraneo? Speravo con tutto il mio cuore di no. Sono un ragazzo che è stato sempre circondato da amici e da persone che mi volevano bene e essere rifiutato in  questo momento della mia vita non mi pareva il massimo. Quella mattina del 2 marzo partiva una sola nave verso l'isola di Lampedusa e non osavo immaginare quante persone ci sarebbero state a bordo. Il mese precedente la nave era partita stracolma di persone: adulti, bambini piccoli appena nati avvolti con una fascia intorno al corpo delle proprie mamme, ce n'erano di tutti i tipi, ma erano davvero pochi i ragazzi che avevano la mia età e avevano preso una decisone così difficile. Anche a me dispiaceva, dispiaceva allontanarmi da tutto: dalle mie abitudini quotidiane, la mia routine, mia madre, mio padre, i miei fratelli e le mie sorelle; ma sapevo che se tutto fosse andato bene  questa sarebbe  stata la svolta della mia vita. Da piccolo sognavo che da grande avrei voluto fare il pilota, il pilota degli aerei e siccome non avevo mai viaggiato  per me era un desiderio ancora più grande.
      Come immaginavo sulla nave c'era una marea  di persone ed è stato anche faticoso riuscire ad salire a bordo visto che  l'enorme folla continuava involontariamente a spingere e a ammassarsi uno sopra l'altro. Devo dire che prima d'ora non avevo mai pensato a quello che accadeva su una nave; ma adesso lo stavo vivendo ed era orribile. Agglomerati di persone davanti all'oblò a piangere, a disperasi, a gridare, a urlare . Non capivo più niente, perché ero lì, perché avevo fatto questa scelta?    All'improvviso mi venne una tale tristezza che volli tornare a casa. Ma non potevo, non potevo farlo oramai tutto era stato fatto,  avrei dovuto pensarci prima. Pensai che se magari avessi chiuso gli occhi per un attimo e avessi pensato a delle cose belle che mi sarebbero potute capitare più avanti, potevo stare meglio, quindi lo feci.
     Incomincia a sognare nonostante i continui pianti dei bambini alle mie spalle e le chiacchiere insignificanti delle altre persone. Mi vedevo fra dieci anni, vedevo me pilotare un grande aereo, ero una persona che era cambiata e  aveva una bella moglie italiana e due figli. Ogni anno poi andavo a trovare i miei genitori in Somalia e li aiutavo economicamente, mi sentivo bene finalmente ero felice, sereno. D'un tratto però una brusca scossa dell'imbarcazione mi svegliò e il mio sogno svanì per sempre.
      Eravamo quasi arrivati, mancavano solamente sei ore. La gente dormiva e io così mi alzai e mi sgranchii un po' le gambe anche se non c'era spazio per camminare così dovetti fare lo slalom fra le persone.
     Eccoci! Finalmente arrivati, sbarcammo sull'isola. C'era un caos immenso per scendere dalla nave, peggio di quando eravamo saliti. Inizialmente ebbi un po' di confusione, come se non capissi dove fossi. Era tutto diverso: le case, il mare e le persone  stesse, non sapevo come  sarebbe stato possibile  ambientarmi subito. Comunque sarebbe andata speravo con tutto di poter dire magari fra qualche anno di aver fatto la scelta giusta.     

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